Cosa significano i litigi amorose quando sono sostenuti sul telefono, senza la possibilità di migliorare la situazione con un bacio, una carezza? Cosa fare quando i amanti -ciò e, quelli che amano- diventano patetici, ipersensibili, ridicoli, monotematici, testardi, melodrammatici, e sono costritti dentro i limiti della comunicazione orale, gestuale, senza possibilità di rimanere quieti, di smettere la escalation di appunti con un bacio? Cosa fare quando l'unica arma disponibile per risolvere il conflitto e la crudele, inutile lingua, e non e possibile chiudere tutto con la sensazione de la pelle calda del soggetto amato e rimanere calmo, sentire la sicurezza di essere amato, nonostante forse non essere compreso? Cosa significa tutto questo? L'inferno. Ecco qui una metafora melodrammatica, certo! Certamente melodrammatica, ma giusta, perché tutta la esperienza del conflitto amoroso long-distance, de i amanti sofferenti che si trovano lontani dil soggetto dil suo amore non può essere meno che melodrammatica. Perché? Perché non tutti i conflitti possono essere risolti con parole anche se lei sono intelligenti, e i conflitti sembrano di essere su idee, opinioni, interpretazioni sbagliati di quello che il soggetto di nostro amore ha voluto dire. E così è, che piccoli malumore che normalmente sarebbe risolti con un sorriso, un bacio, un scherzo, diventano discussione complesse su la natura del amore, la cattiveria del carattere, la possibilità di essere lasciato senza avviso a mezza notte, di essere sorpreso per una vita senza il soggetto amato, ma piena di amore per lui. Perché se ha amore, ma non ha corpo a causa di una crudele separazione, tutto quanto resta e la poesia del amore. La dolce poesia quando siamo felici e sicuri, e la tragica, patetica, melodrammatica poesia quando siamo stanchi, tristi, quando noi sentiamo vulnerabili e so abbiamo bisogna di quello che non possiamo avere: di trovare rifugio al calore dil corpo amato, desiderato, di ritrovare la sicurezza e la fiducia nella buca dil soggetto di nostro amore, nel suo profumo.
Quello, che qualcuno abbiamo provato, è bella, dolorosamente dipinto in due opere di diversa natura, ma crudelmente realisti. La prima e un video corto fatto su i messaggi trovati nel cassette di una segreteria telefonica comprata in un mercato delle pulci in Argentina. La seconda e la messinscena di "La voce umana", di Jean Cocteau, fatta per Anna Magnani sotto la direzione di Roberto Rossellini (in "Amore, un film di 1948). Eccoci, patetici, sofferenti, fatalisti, innamorati.
NI UNA SOLA PALABRA DE AMOR from El Niño Rodríguez on Vimeo.
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